Conforto

… A quel punto le Ore si affrettarono verso la casa di Helios.

[…] Occorreva consultare le tavole di Armonia, dove la mano primordiale di Fanes aveva inciso, nella loro sequenza gli eventi del mondo.

[…] Le Ore guardarono la quarta tavola: c’erano il Leone e la Vergine, e Ganimede con una coppa in mano. Lessero l’immagine: Ampelo sarebbe diventato la vite. Colui che aveva portato il pianto al dio che non piange avrebbe anche portato delizia al mondo. Allora Dioniso si riebbe. Quando l’uva nata dal corpo di Ampelo fu maturata, staccò i primi grappoli, li spremette con dolcezza fra le mani, con un gesto che sembrava conoscere da sempre, e si guardò le dita macchiate di rosso. Poi le leccò.

[…] Era appunto ciò che mancava alla vita, che la vita aspettava: l’ebbrezza.
Quando finalmente Noè scende a terra, il primo gesto che compie, secondo la Bibbia, è quello di piantare una vigna. Un gesto che ha un significato simbolico prezioso. Noè pianta una vigna e guarda avanti, con fiducia e speranza. Prova compassione per sé stesso, unico sopravvissuto all’orrore del diluvio, insieme alla sua bella famiglia di erbe e di animali e non desidera altro che assicurarsi un futuro di gioia condivisa e quindi prima del pane della necessità pensa al vino della consolazione.

Pensa Noè, nella sua angosciante solitudine che in mezzo ad ogni difficoltà comunque si può sempre trovare una nuova opportunità.

Pensa Noè che prima della produttività viene la convivialità.

Noi, invece dopo due anni di infinita pandemia che ha ristretto i nostri orizzonti geografici ed emotivi, tra costanti venti di guerra che soffiano su vecchi e nuovi e conflitti sempre feroci ed incomprensibili, immersi in un paralizzante dolore, a cosa pensiamo?

Noi adesso dovremmo, come non mai, pensare solo a saltare muri, costruire ponti, ritessere relazioni, essere coscienti che più abbiamo a che fare gli uni con gli altri, meglio ci comprenderemo.

Noi adesso dovremmo, come non mai, pensare che la degradazione della natura, la distruzione dei legami sociali, la disintegrazione dell’umanità non potranno e non dovranno essere l’approdo.

Noi adesso dovremmo, come non mai, pensare a manutenere l’arte del convivere e quella della convivialità, dovremmo dare un contributo a riparare il mondo partendo dal riparare noi stessi.

Perché: Nessuna cosa è bella da possedere se non si hanno amici con cui condividerla!

Nullius boni sine socio iucunda possessio est! Seneca.

Siamo fortunati, perché siamo figli delle terre del vino e il vino, come diceva Veronelli e come ben sapevano -Dioniso e Noè – è la poesia della terra e la consolazione dell’uomo.

Dunque, Spes contra Spem!


[1] Tratto da: Le nozze di Cadmo e Armonia di Roberto Calasso, Gli Adelphi