IL TEMPO E’ UN’ILLUSIONE

(Albert Einstein)

Fra me e te

voglio piantare un frutteto.
Con le tue braccia intreccerò una vite
e quando la pioggia verrà
non ti lascerò sola.
Appena il sole sarà alto
ti canterò nelle vene.
Ogni sera verrò a bere
ai tuoi grappoli,
poi l’ alba verrà. (Rocco Scotellaro)


E’ la 30esima quella che ci accingiamo a compiere e ci chiediamo: perché insistere tanto?

Per mille passioni e mille ragioni ci dicemmo nel 2020, quando sembrò che il tempo si fosse fermato.


O forse è il principio della “mano che nasconde”, che ci fa continuare?

 Per inciso vi racconto a cosa mi riferisco. Qualche anno fa, consultando  sull’Internazionale, l’irrinunciabile oroscopo di Rob Brezsny, per l’agosto di quell’anno, per il mio segno zodiacale, così recitava: “Quando ci lanciamo in un nuovo progetto, la nostra mente ci nasconde alcune delle difficoltà che incontreremo. Se conoscessimo in anticipo tutti gli ostacoli che dovremo superare, forse non ci proveremmo neanche. L’economista Albert Otto Hirschman lo ha definito il principio della “mano che nasconde”, perché ci permette di gettarci a capofitto in qualcosa di complicato che probabilmente richiederà più tempo di quanto ci aspettiamo e ci costringerà a cercare nuove risorse e a usare tutta la nostra creatività. In poche parole, quello che ci viene nascosto non sono soltanto gli ostacoli che incontreremo, ma anche l’aiuto inaspettato che troveremo lungo la strada”.

Condivisi queste considerazioni con gli amici del Comitato Vinalia e da allora ritornano spesso nei nostri ragionamenti e soprattutto sono ormai diventate anche un utile espediente atto a mitigare lo strapotere del raziocinante sconforto che sovente ci pervade.

Ma di Albert Otto Hirschman, oroscopi a parte, resta poderosa la sua produzione scientifica e tralasciando la sua opera principale: “The strategy of economic development”, come non condividere la visione espressa nel suo saggio: “La felicità pubblica e la felicità privata”.  Saggio che si concentra sulla ciclicità della felicità e sulla dinamica che determina l’adesione a un impegno collettivo o il ripiegamento nella propria sfera privata, identificando le forme di scontento che stanno alla base di tali comportamenti. Se il solo benessere privato non comporta la felicità, neanche il rifugiarsi in azioni di interesse pubblico è spesso alieno da cocenti delusioni e comunque il ripiegarsi nel privato, non conviene!

Ma a Voltaire, che ne sapeva sempre una più del diavolo, viene attribuita una massima che recita più o meno in questo modo: la felicità è l’unica cosa che si può donare senza possederla e che si acquisisce solo donandola!

Allora la domanda delle domande diviene: ma in questi anni Vinalia è stata in grado di donare in giro un po’ di felicità?

Se sì, allora ne è valsa la gioia.

Se no, non è contemplato.

Facciamo nostra la risposta data da Beatrice, una delle due protagoniste del film di Virzì – “La pazza gioia”, alla domanda di Donatella, l’altra protagonista:  Ma dove si trova la felicità?

Beatrice risponde così: si trova nei posti belli, nelle tovaglie di fiandra, nei vini buoni, nelle persone gentili.

Tutto presente a Vinalia, e siccome il tempo è un’illusione, lo spirito della prima o della trentesima Vinalia, è sempre uguale, uguale lo smarrimento, uguale il caos, uguale la disillusione.

30 anni!

Così, come 30, sono stati gli intensi anni di vita di Rocco Scotellaro, il poeta contadino che, come diceva Carlo Levi, “volle vivere in pochi anni tutta la lotta della sua gente per conquistarsi la libertà, l’autonomia, la cultura, la poesia. Fu uno sforzo troppo grande per un piccolo cuore di un giovane contadino… Quanti bivi strazianti, quante scelte, lacerazioni e lotte interne da superare, e lui solo…”. 

A noi sembra  ieri che Rocco, nato a Tricarico 100 anni fa, abbia deciso di inviare “Fra me e te”, una delle sue poesie più intense ai coniugi Giuseppe Leone (il futurista rosso) e Maria Padula, a testimonianza del profondo sodalizio intellettuale che lo legò ai due artisti, che egli considerava suoi conterranei. Perché Rocco da Tricarico, senza internet, aveva rapporti con gli intellettuali di mezzo mondo!

In una Vinalia di un po’ di anni fa gli abbiamo dedicato un recitativo, perché ci sentiamo come lui, illudendoci naturalmente, giovani contadini, combattivi, legati alle nostre terre che vorremmo vedere valorizzate ma anche rispettate, innanzitutto da noi stessi.

 

Sradicarmi?

La terra mi tiene

e la tempesta se viene

mi trova pronto

Rocco Scotellaro

Oggettivamente, non so se siamo così pronti ad affrontare la tempesta, ma c’è tempo, anche se è un’illusione!

………………

Dicono che c’è un tempo per seminare

e uno più lungo per aspettare

io dico che c’era un tempo sognato

che bisognava sognare (Ivano Fossati – C’è tempo)

 

 

Titina Pigna

Responsabile del Comitato Vinalia