Canto della durata

Nel capolavoro assoluto di Italo Calvino:“Le città invisibili”, KublaiKan, l’imperatore dell’immenso impero dei Tartari, manda Marco Polo ad esplorare i suoi territori perché poi possa tornare indietro a raccontarglieli, così potrà conoscerli attraverso le sue parole e i suoi gesti non avendo il tempo di visitarli, in quanto tutta una vita non basterebbe. Uno dei capoversi dell’ultimo capitolo di questo libro, esprime una forza ed una bellezza uniche che non temono di certo il tempo…

“Già il Gran Kan stava sfogliando nel suo atlante le carte delle città che minacciano negli incubi e nelle maledizioni: Enoch, Babilonia, Yahoo, Butua, Brave New World.

 Dice: – Tutto è inutile, se l’ultimo approdo non può essere che la città infernale, ed è là in fondo che, in una spirale sempre più stretta, ci risucchia la corrente.

 E Polo: – L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e dargli spazio, e farlo durare.”

Prendendo spunto da queste parole e facendo riferimento al poemetto dello scrittore Carinziano, Peter Handke, il tema della XXVI edizione di Vinalia è dedicato alla particolare cura o arte di far durare le cose, perché sentiamo quanto mai pressante la necessità di dare confini certi a quanto potrebbe dissolversi….

  • un locus amoenus minacciato;
  • il nostro pianeta, la casa comune, come ci ricordano Greta Thunberg con i suoi venerdì per il futuro e Papa Francesco con la sua lettera enciclica Laudatosi’;
  • i paesaggi cangianti al tempo delle stagioni che ci offrono le nostre colline e le nostre vallate ricamate di viti;
  • un evento che relaziona le persone e ci fa sentire una comunità;
  • un gesto gentile;
  • un maestoso oliveto che non può chiudere il suo ciclo vitale sepolto da una montagna di fango ma è obbligatorio che continui a raccontarci la sua storia infinita, ricollocato, con il suo pane di terra, in un altrove a lui ospitale, appositamente scelto dai più grandi paesaggisti contemporanei.

 

Dare continuità non solo a quello che si sente profondamente proprio ma soprattutto a quello che si sente assolutamente collettivo, può essere un’esperienza creativa, posta tra mutamento e stabilità, in grado di trasformare e restituire, in un continuum fuori dal tempo, la vera essenza delle cose.

La continuità dà sempre frutti meravigliosi ma esige: impegno, costanza, perseveranza e sicuramente “restanza”, qualità che, però, non mancano ai vignaioli. Ecco perché contiamo di riuscirci, non da soli, ma anche grazie al prezioso aiuto di tutti gli amici di Vinalia.

 

Far durare le cose, è una sfida difficile, urgente e vorremmo che diventasse un comandamento generazionale…perché no, l’undicesimo comandamento: ricordati che l’inizio è esaltante ma la durata è da costruire.

E allora, come diciamo nel nostro bellissimo dialetto come buon auspicio: Sant’ durass’!

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