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Vinarte | 2020

Giuseppe Leone  

Post tenebras spero lucem

Libro di Giobbe

Noctem verterunt in diem, rursum post tenebras spero lucem – ‘Mi fanno cangiar la notte in giorno e vado bramando che dopo le tenebre ritorni la luce.’

La conoscenza non smette mai di stupire, è spesso inattesa e con essa porta speranza. La X edizione di VinArte che con il comitato Vinalia ho ideato ormai dieci anni fa, mi ha permesso di riflettere in un luogo a me caro, Guardia Sanframondi e il suo antico borgo, di scorgere tra dettagli e tesori di una memoria culturale collettiva secolare, luci e ombre che, in questo 2020 soggiogato dal Covid19, assumono insolito valore. Ho spesso attribuito all’Arte un valore profetico ed è la stessa arte a non smentirmi; oggi, come non mai, siamo in immanente attesa, osserviamo, impotenti, il sorgere del sole ed il suo tramontare, il cielo rabbuiarsi o farsi rischiarare dalle stelle. In questi mesi, nel mio studio, ho compiuto una ricerca a ritroso, non mera nostalgia ma desiderio irrefrenabile di tendere lo sguardo ad un luminoso futuro. Poi l’inatteso: durante la quarantena, nel borgo antico di Buonalbergo, tra i ruderi del terremoto del ’62, Luigi Salierno – architetto e fotografo qui ospite – ha ritrovato un frammento di lapide incastonato in un portale, su cui è possibile intravedere la scritta ‘Post tenebras spero lucem’. D’improvviso il riferimento al Libro di Giobbe e al Don Quijote de la Mancha è apparso come un segno, un attuale miraggio cui tutti aspiriamo.

Dialogo tra Sancho e Don Quijote

‘Oh, cuore di sasso! Oh, scudiero senza compassione! Oh, pane male elargito e favori misconosciuti ch’io t’ho fatto e che penso di farti! Per me ti sei visto fatto governatore; per me ora hai prossima speranza d’esser conte o di avere altro titolo che equivalga; né il loro compiersi tarderà più di quanto tardi a passare quest’anno; perché io post tenebras spero lucem.’

Gli artisti extramoenia, pittori, scultori e fotografi e voci del Genius Loci tracceranno il percorso VinArte poiché gli artisti sono i soli che chiamano a riflettere sull’interazione, anche incerta, tra storia e tempo. L’Ave Gratia Plena ospiterà opere di maestri contemporanei sui suoi altari, un dialogo sorprendente tra Marco Abbamondi, Max Coppeta, Maya Pacifico, Nicola Rivelli e Aniello Scotto insieme con un presepe della Real Scuola di Capodimonte: così la luce dell’arte animerà i nostri spiriti. Le voci del Genius Loci si esprimeranno con la forza della scultura grazie a Mariano Goglia, Ernesto Pengue e Carmine Carlo Maffei ed il suo atelier Pietre Vive. La fotografia, affidata e diretta nuovamente da Azzurra Immediato, unirà visioni e prospettive lontane e vicine, segno di una luce che guarda e scruta il mondo e i sentimenti

”Dio donò la luce alla mia Venere”

La Scarabattola che Giuseppe Leone dedica al festival VinArte 2020, emblematicamente titolata Dio donò la luce alla mia Venere, incardina, con la sua intrinseca valenza simbolica instaura un duale rapporto con il tema di Vinalia che, come riportato da Titina Pigna prende spunto da John Maynard Keynes e da un pensiero quanto mai pregnante di significazioni, in un momento storico come questo: «L’inevitabile non accade mai, l’inatteso sempre». Ecco, dunque, che la Scarabattola di Leone porta in scena lo sguardo dell’artista, emblematico, grondante di passione primitiva e culto per la conoscenza, colmo di emozioni percepite e altrimenti traslate. Nello scrutare il mondo e la vita è l’incontro ideale tra Dio e Venere, mistico e umano, a gemmare una concatenazione sottesa ad un intricato ginepraio intellettuale; è il processo artistico, l’immaginifica traduzione del reale in forma altra e della visione inconscia in oggetto emblema della realtà a delineare l’intera maieutica dell’opera. Ed ecco, perciò, dal buio, dalla nera tavola recante l’originale grafia afona di Leone, emergere la Venere, dea umana, bellezza antonomastica, sulla quale scende la mano divina che dona la luce.

Fotografia

Azzurra Immediato

φῶς e γραϕία, luce e scrittura, segno grafico che attraverso la luce eterna la visione, cristallizza istanti o delinea immagini impossibili.

Riflettendo sul motto della X edizione di VinArte, Post tenebras spero lucem, ho indagato come in un taccuino mnestico e ad ogni rilettura sono emersi dettagli velati ed inusitati.

Allo stesso modo ho deciso di trarre dal buio rovinosamente calpestato nel 2020 una luce salvifica, in cui ogni scatto sia frammento di premonizione, di presagio, di nuova cosmogonia tesa ad ampliare uno sguardo immaginifico nel quale desiderio e realtà si missano, λόγος e τέχνη definiscono un itinerario inatteso, generante liriche visioni. 

Tale cammino ontologico ed estetico portato avanti dalla Sezione Fotografia di VinArte che, con piacere, torno a dirigere per il terzo anno, si propone come tragitto visuale nel solco della volontà di far affiorare mediante la luce ciò che l’inconscio affranto vuol recare con sé, far sì che sospinga nuove inattese percezioni, secondo  corali verità, quelle dello sguardo principe dei fotografi sull’inenarrabile ma anche su un nuovo modo di osservare questo mutato mondo.

Una sorta di compendio che vede la Sagrestia Vecchia e Palazzo Marotta del borgo antico di Guardia Sanframondi riappropriarsi del già noto per alterità, attraverso le opere di artisti ‘aggregati per differenza’ alcuni di gradito ritorno come Pasquale Palmieri, Anna Rosati, Natalino Russo, Luigi Salierno, altri di nuovo incontro come Fiorella Iacono, Federico Iadarola, Libero De Cunzo, Manuele Geromini, Marco Lombardo, Fabio Ricciardiello e Luca Vidali.

Fotografi il cui narrare per immagini si tesse, come nell’anima di Vinalia e VinArte, con la visione  afferente alle radici di questa terra, quel Genius Loci degli scatti di Federica Assini, Pasquale Di Cosmo, Francesco Garofano, Mariagrazia Pigna e Germana Stella.

In una trama così ordita, di grammatiche, visioni e linguaggi differenti ed altrettanto affascinanti, ogni artista ed ogni opera tracciano una fenomenologia capace di lasciar spazio ad un tempo nuovo, ad una luce che, per misterica alchimia, possa insegnarci a guardare una novella trascendenza, distinguendo l’accadimento dalla metafora per affezione al futuro che verrà.

 Azzurra Immediato

Direttrice Sezione Fotografia

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