Vinarte – 2019

 

Canto della durata

“Nulla è più durevole di ciò che si sa conservare”

Direttore Artistico, Prof. Giuseppe Leone

 

4-10 agosto dalle ore 20:00

>Borgo Artisti- Via Filippo Maria Guidi

Sono trascorsi già 9 anni da quando l’intuizione di legare Arte e Natura e, in particolare, Arte e Vino, ha preso la forma di VinArte, la rassegna che, orgogliosamente e con passione, dirigo da quasi un decennio. Nel solco della lungimiranza di Titina Pigna e del Comitato di Vinalia, all’interno del festival che esalta la ricchezza del vino, da un punto di vista antropologico, storico, naturalistico e paesaggistico, oltre che enologico, si pensò, profeticamente – come spesso affermo – di dare spazio alla cultura, alle arti e, ogni anno, dal 4 al 10 di agosto, in maniera concomitante, si anima l’antico borgo di Guardia Sanframondi. Il 2018 ha segnato un grande successo, tanto che le mostre di VinArte furono prorogate per un mese, dato l’afflusso di pubblico. Da allora ad oggi, la mia continua riflessione si è soffermata più volte sul ruolo dell’Arte, su quella sua naturale ricchezza che risiede nel farsi memoria dell’umanità, metafora della vita. Il 2019 è stato un anno intenso per me e, quando mi è stato comunicato il tema scelto dalla kermesse Vinalia, cui avrebbe aderito VinArte, Canto della durata, tutto si è palesato dinanzi al mio sguardo, secondo il ritmo, pacato ma vivido dell’universo mnemonico. Vinalia reca con sé il concetto, antico e popolare Sant’ durass’!, in veste di buon auspicio. Al mio paese, invece, dall’altra parte del nostro grande Sannio, gli anziani solevano ripetere “foss’ bell’ si durass’!”, ovvero, purtroppo, non tutto dura, come la Bellezza che non dura in eterno, per cui, il concetto di conservazione è fondamentale, ed anche un frammento di opera d’arte, ha il compito – ed il dovere – di raccontare il fascino del tempo che passa, come natura insegna. L’arte, non dobbiamo dimenticare, anche quando giunge dall’inconscio, dal sogno, è allegoria di consapevolezza e, la sua matrice filosofica, insegna e guida l’uomo a pensare, agire, conoscere e comprendere.

VinArte e Vinalia, tuttavia, sono sempre intimamente legate da un filo rosso che ricorda i tralci delle viti, i solchi nella terra, i rivoli del nettare degli dèi. Il Canto della durata, segna, in un certo senso, un concetto di ‘restanza’, quel che rimane dal nostro impegno ed anche dal lavoro del contadino, del vignaiolo; ciò che resta, in definitiva, ad offrire una vera continuità al credere nel proprio lavoro che rimane ma, soprattutto, si tramanda nel tempo, di generazione in generazione, come per gli artisti, destinando persistenza ad una tradizione atavica, ad un modo di essere, di porsi dinanzi alla vita stessa. In questo crogiuolo di concetti, VinArte si associa a quello che considero elemento di costanza, di continuità; se Vinalia rappresenta ciò nell’ambito della storia vitivinicola e della cultura ad essa legata ancora al giorno d’oggi, alla stessa maniera, secondo il principio di parallelismo, fa VinArte, attraverso il linguaggio della pittura, della scultura e della fotografia. Il progetto di VinArte 2019 è ambizioso, sulla base dell’ottimo riscontro ricevuto l’anno passato e, per tal ragione, ho voluto ampliare, ancor più, la rosa di artisti che interpreterà il Canto della durata. VinArte non sarà una semplice rassegna di mostre, né solo un dialogo tra antichità e modernità. Il tempo, infatti, solcherà un sentimento racchiuso in una visione ben più ampia che, profondamente, ho intenzione di legare al processo di memoria come forma, principio che, per sua identità, si propone come racconto della vita, a partire dal passato, tendendo verso un futuro che sarà eredità d’altri, nell’anima e nella coscienza. VinArte, infatti, è sempre un viaggio, una sorta di avvicendamento di idee, sguardi, dialoghi. In tale percorso, ho nuovamente chiamato ad affiancarmi artisti in cui credo molto, altri che ho imparato a conoscere ed apprezzare, sposando la loro poetica, il loro racconto attraverso immagine e materia. In questo itinerario VinArte 2019, ancora una volta, sarà con me la storica e critica d’arte sannita ormai da anni a Bologna, Azzurra Immediato, cui è affidata la direzione della Sezione Fotografia, attuando un continuo confronto sulla kermesse dando conto, in un certo senso, anche in questo caso, del fascino intrinseco che si svolge nel dialogo tra generazioni, in quell’inno alla durata che, al passare del tempo, rimane, come memoria intellettuale.

Ho parlato di viaggio e ne sento una responsabilità, un meraviglioso tragitto verso quella bellezza che unisce luoghi e momenti, nella sua poetica ed effimera natura. Dalle sicure trame di pietre, dai portali degli antichi palazzi guardiensi, ho scorso i miei occhi verso un altrove. Peter Handke, nel suo Canto, affermava: “la durata è l’avventura del passare degli anni […] è una poesia. Io, infatti, l’ho vissuta anche viaggiando, sognando, tendendo l’orecchio, giocando, contemplando […]” Allo stesso modo, anche io, ho tentato di portare avanti un confronto tra Occidente ed Oriente, tra modi di fare arte e rappresentarla, tra differenze e assonanze, mirando ad una armonia che l’uomo deve cercare e raggiungere. Tutto questo è emerso dopo l’esperienza legata al Premio Penisola Sorrentina 2019, dove il mio ruolo di direttore artistico mi ha permesso di invitare, in residenza artistica, un fotografo siciliano, di caratura internazionale, il mio omonimo Giuseppe Leone, per dar vita ad un sogno nato negli anni ’80. Ed ecco, ancora una volta, l’elemento di continuità, bellezza e memoria. L’artista, ospitato per alcuni giorni nel golfo, ha potuto fotografare e conoscere le terre sorrentine, vesuviane e partenopee, raccontate poi con una mostra. VinArte 2019 mi ha posto un’opportunità, ovvero quella di ripetere una esperienza simile, ma osando ancor di più. I primi due artisti invitati, infatti, sono Vishka ed Amir Saber Azar, giovani ma già noti pittori, giunti dalla Persia e che, reduci da una mostra al Museo Arcos di Benevento, a cura di Ferdinando Creta, hanno portato nel Sannio la propria tradizione figurativa. A Guardia Sanframondi, nella sala di quello che fu il Monte dei Pegni, sosteranno per una settimana, non solo con i propri dipinti, ma anche in residenza, con un laboratorio aperto al pubblico, incentrato sulla pittura vitrea, il cui supporto, qui così naturale, saranno le bottiglie di vino guardiese, oggetto di memoria per i posteri. La dimensione extra territoriale, nell’anno in cui il vino Sannio Falanghina è stato riconosciuto ed apprezzato a livello mondiale, trova con l’arte il giusto confronto. Extra territorialità che, in un futuro molto vicino, vedrà protagonisti alcuni degli artisti qui presenti, in quello che ho immaginato come il pensiero che esprime e genera il “Guardare ad Occidente”, secondo una sorta di capovolgimento rispetto al nostro tempo ma in grado di riprendere ciò che Marco Polo ed il Kublai Khan di Calvino avevano posto in atto, come evinto dal tema di Vinalia. Accanto agli artisti persiani, ho voluto Constantin Migliorini, la cui raffigurazione pittorica sosta sul potere contemporaneo della figura, come simbolo del Bello ideale ed eterno, colloquiando con lo spazio ed altri esempi di figurazione, in una sorta di resistenza della forma, come frammento, dettaglio, carattere di memoria. Infine, in un peculiare dialogo giungerà Jorit, lo street artist di fama internazionale che offrirà uno sguardo inedito al percorso avviato. A questi artisti ho legato la scultura di Mariano Goglia, la cui eleganza suggerisce una perpetua ricerca di qualcosa che abbia facoltà, attraverso la forza del marmo, di durare come azione indissolubile.

VinArte si distingue anche per la fotografia, affidata ad Azzurra Immediato, proponente una rosa di artisti in dialogo, provenienti da diversi luoghi d’Italia: Anna Rosati, Francesco Ciotola, Natalino Russo e Francesco Cardone, il cui lavoro sarà accostato ai sanniti Pasquale Palmieri e Luigi Salierno. Gli ospiti, d’altronde, costruiranno un ponte con  artisti che sono l’anima di Guardia Sanframondi, afferenti a quel Genius Loci portato avanti, con passione e perseveranza, così come avviene nei cicli di natura, dalla fotografia di Mariagrazia Pigna, Pasquale Di Cosmo e Francesco Garofano, dalla scultura del già citato Goglia, ad interventi a latere dall’atelier Pietre Vive di Carmine Maffei e da Salvatore Di Vilio, fotografo campano storicamente legato al racconto per immagini di Guardia, delle sue viti secolari, dei suoi riti antichi e del suo borgo. VinArte sarà un cammino all’interno di Vinalia e, dalle colline guardiesi, spazierà verso l’infinito ed oltre perché, come accade con le gocce di vino, così agisce la memoria, per frammenti, ed essa funziona solo in questo modo, al fine, poi, di creare un unico, immenso, ‘quadro’, quello che sopravvive: al passare degli anni, delle anime e degli sguardi, facendosi bellezza che dura, dal valore universale, poetico ed oracolare.

 

Il Direttore Artistico

 Giuseppe Leone

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Intervento realizzato in collaborazione con il GAL TITERNO nell'ambito del PSR Campania 2014-2020, Misura 19 - TI 19.4.1 "Sostegno per i costi di gestione e animazione"

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