Il tema: Custodi di Identità

Custodi di Identità 

Credo che avere la terra e non rovinarla sia la più bella forma d’arte che si possa desiderare” Andy Warhol

Il territorio vitivinicolo (terroir) è per eccellenza un territorio identitario ovvero un luogo fisico, dove una comunità ha sviluppato e accumulato un insieme di elementi culturali, conoscenze e pratiche distintive (originali) basate sul rapporto tra ecosistema e fattori umani. Questo ha conferito tipicità ai prodotti di questi luoghi generando, nello stesso tempo, reputazione territoriale.[1]

Il terroir è, dunque, un bene comune e si configura come un prodotto collettivo intergenerazionale.

Appartiene alla comunità rurale che lo popola e che si rende garante del permanere di quelle condizioni distintive che hanno generato la sua originalità.

Appartiene a quei consumatori, che spinti da un desiderio di maggiore consapevolezza nell’acquisto, cercano nei beni agroalimentari: tipicità e qualità (genuinità e salubrità); desiderano conoscere le caratteristiche distintive dei luoghi di provenienza; preferiscono stabilire canali fiduciari con i produttori locali.

Appartiene a tutti coloro che amano “camminare la terra”.[2]

Il terroir è, anche, un contesto di interazione, un luogo vivo e innovativo,…”sempre in processo, che fornisce un intreccio di tracce e interstizi: una rete che può servire per pescare e catturare le cose, ma anche una rete piena di buchi che sono anche aperture che incoraggiano il movimento, il transito”……[3]

In questa chiave, preservare il bene comune territorio dai ripetuti attacchi di cui è oggetto, appare anche come un prerequisito della produzione; il che finisce per attribuire un’intrinseca valenza ecologica a forme di agricoltura esplicitamente votate a produrre eccellenze.

Ecco perché, in questa XXIV edizione di Vinalia, torniamo a parlare di “Custodire un dono e di Custodi di Identità”.

La traccia sulle strategie da seguire ce la fornisce “Agenda 2030” con i suoi “17 Obiettivi del Millennio”.

La forza ci viene da una nuova società locale, che intravediamo con tratti sempre più evidenti,…”agro-terziaria assai vivace (giovane, complessa, colta, creativa, solidale, ospitale, connessa in rete) che riscoprendo le profondità del patrimonio attraverso percorsi di re-identificazione comunitaria, progetta e comincia a realizzare alternative socioeconomiche e culturali”.[4]

………..Ma questa stessa società locale,considera il bene comune terroir come condizione imprescindibile ed obiettivo primario della propria opera?

 


[1] Analizzando e reinterpretando le diverse “definizioni di terroir”: INRA-INAO-UNESCO-OIV e Emmanuelle Vaudour

[2] Definizione di Luigi Veronelli

[3] Definizione di Iain Chambers sul paesaggio rurale

[4] Alberto Magnaghi, Mettere in comune il patrimonio territoriale: dalla partecipazione all’autogoverno, Glocale 9-10-2015

 

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